Ubu Roi è una satira grottesca che a fine Ottocento ebbe in Francia un successo strepitoso. La storia tragica e farsesca 
dell'ascesa e caduta di Padre Ubu è carica di allegorie e riferimenti all’epoca, ma in qualche modo, grazie alle molte 
versioni e riscritture dello stesso Jarry, è diventata un testo classico del teatro...

 Ubu Brat

Regia e drammaturgia di Michele Modesto Casarin
Con: 
Claudio Colombo e Agata Garbuio

Drammaturgia Brat
Costumi Marianna
Fernetich
Maschere originali Brat

una coproduzione BRAT - PANTAKIN

 



Lo spettacolo

Ubu Roi è una satira grottesca che a fine Ottocento ebbe in Francia un successo strepitoso. La storia tragica e farsesca dell'ascesa e caduta di Padre Ubu è carica di allegorie e riferimenti all’epoca, ma in qualche modo, grazie alle molte versioni e riscritture dello stesso Jarry, è diventata un testo classico del teatro, universale nella sua fotografia dell’avidità umana e straordinario nell’uso del linguaggio e dei meccanismi teatrali, che ne fanno un precursore del surrealismo e del teatro dell’assurdo.Il nome di Jarry, provinciale intelligente e curioso, che visse la sua breve esistenza nella stimolante Parigi fin-de-siècle, è legato praticamente solo a questo testo, che in qualche modo divenne per lui una ossessione, visto che alla fine della sua vita si firmava Ubu e come Ubu parlava.Proprio la genesi del testo e le infinite riscritture cui lo sottopose Jarry sono diventate il punto di partenza per la nostra rilettura.
La storia è nota. Jarry, folgorato dalla visione di uno spettacolo teatrale cui assistette nel 1888 durante gli anni del liceo, scrisse un testo si dice ispirato al Macbeth, che poi rivide e rielaborò infinite volte fino ad arrivare alla messa in scena del 1896 al Théâtre de l’Oeuvre.In questi otto anni di lavorazione, Jarry riscrisse la sua opera in molteplici forme - in prosa, come teatro d’ombre, come teatro di maschera, dei burattini, arrivando a trasformare la sua stessa casa in un vero e proprio teatro.
BRAT ha voluto dare ancora vita a questo testo aprendo le porte del suo teatrino, che diventa scenografia di una casa - forse quella stessa in cui Jarry quindicenne, all’inizio della sua avventura, rimase folgorato da quella farsa.Varcata la soglia di questa casa si entra nel mondo di Ubu, un mondo folle e surreale in cui tutto diventa possibile: un forchettone si trasforma in un'arma, un passaverdure in una corona, del pentolame raffazzonato in armature da guerra, dei simpatici pupazzi in condannati a morte con uno spirito patafisico che, crediamo, non sarebbe dispiaciuto all’Autore.
Ma è anche un mondo crudele, fatto di soprusi e prevaricazioni, in cui vince il più forte e persino un farabutto troglodita può riuscire a diventare re. Infatti i coniugi Ubu riescono sì nell'ascesa al potere, ma attraverso complotti e assassini, spinti da un'ottusa e vorace avidità che li porterà a dover affrontare guerre, rivolte e pericoli di ogni genere fino a ritrovarsi spodestati e braccati dai numerosi nemici che si sono fatti.
Abbiamo riletto il testo per mezzo della potenza evocativa del teatro di maschera, che riesce a ricreare gli spazi e le situazioni grazie al gioco, alla fantasia e alla follia. Molti gli spunti tratti da altri generi teatrali, cari a Jarry, come il teatro dei burattini, il teatro epico e quello allegorico: ci hanno aiutato a mantenere la freschezza irriverente dell’originale, così giocoso nella sua cruda cattiveria infantile, priva di remore e di moralismi. Abbiamo così conservato lo spirito dell'opera, nella quale Jarry mescola provocazione, assurdo, farsa, parodia e umorismo crasso e sbracato, trasformando il tutto in una buffonata, che però potrebbe essere più seria, verosimile e vicina di quanto si pensi.


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