1604. Venezia. È il giorno in cui inizia il Carnevale!  Nella sala ricevimento del più importante teatro in città la Compagnia
della Malora, l'ultima compagnia della calza di Venezia...

  

Il Visitatore 
Shakespeare in Venice 

 

da un idea di M.M. Casarin

ideazione drammaturgica e drammaturgia  Marco Gnaccolini e Andrea Pennacchi  
musiche originali Alberto Maron e Davide Gazzato
maestro concertatore Alberto Maron
ideazione scene e costumi Licia Lucchese


con  Meredith Airò Farulla,  Andrea Pennacchi / Davide Dolores, Claudio Colombo,  M.M. Casarin
Giuseppina Perna /Ilenia Tosatto soprano
Andrea Biscontin tenore
Luca Scapin baritono
Ensemble Harmonia Prattica
realizzazione costumi Caterina Volpato, Alessandra Dolce
maschere Stefano Perocco da Meduna
assistente alla regia Matteo Campagnol
allestimento scenico Teatro LA FENICE
responsabile produzione Emanuele Pasqualini
amministrazione Flavio Costa 


una produzione LA FENICE in collaborazione con PANTAKIN COMMEDIA  e WOODSTOCK TEATRO 

 

Il Visitatore

1604. Venezia. È il giorno in cui inizia il Carnevale!

Nella sala ricevimento del più importante teatro in città la Compagnia della Malora, l'ultima compagnia della calza di Venezia, è pronta ad accogliere il pubblico con scherzi e musiche e cominciare così la festa più attesa da tutti: quella in cui verrà eletto il Re del Carnevale!

Ogni Carnevale viene scelto tra il pubblico della festa un pretendente alla corona, e quest'anno capita suo malgrado nelle mani dei comici della Compagnia un partecipante diverso dal solito: viene da Londra, e il suo nome è William Shakespeare.
I comici insceneranno una storia a bivi nella quale il visitatore inglese sarà protagonista di una vicenda che si ripete ogni anno per tradizione: la favola del Re Pazzo.
Riuscirà Shakespeare a diventare il nuovo Re del Carnevale di Venezia dell'anno 1604?

Partendo dalla tradizione scenica delle momarìe veneziane e dei masquesinglesi, viene a presentarsi un'opera originale dove musica e racconto immergeranno lo spettatore in una festa veneziana del tutto nuova!
Con Il visitatore si è voluto portare in scena un lavoro di commedia musicale del tutto nuovo ma che affonda le sue radici nella tradizione scenica delle diverse arti che lo compongono: musica, Commedia dell'Arte e teatro di prosa.
La musica presente nel lavoro è di completamente nuova e originale composizione sia dal lato musicale che testuale, nata prendendo ispirazione da due mondi musicali quali i madrigali di Monteverdi e i canti carnascialeschi che, dal 1400 alla corte di Lorenzo il Magnifico a Firenze, accompagnavano i divertimenti delle feste di Carnevale.  

Si sbaglia a pensare che queste feste fossero solo divertimenti e bagordi fini a se stessi: spesso invece erano fautrici di ribaltamento dell'ordine costituito diventando così l'unico momento dell'anno in cui era consentito mettere alla berlina il Potere, cantando e musicando vere e proprie illazioni contro ogni ipocrisia che governava il mondo. Questo evento è ben rappresentato dalle momarìe veneziane, un genere di rappresentazione in maschera che ebbe il suo apogèo nella Venezia del Cinquecento: cortei mascherati e vere e proprie scene di musica e teatro agite nelle strade e nei palazzi della città davano divertimento e nuovi pensieri ai cittadini e ai visitatori che vedevano esibirsi in scena le diverse Compagnie della Calza, gruppi di nobili veneziani a cui in veste d'attori era affidata l'organizzazione degli eventi spettacolari a Carnevale con i quali spesso collaboravano alla scrittura delle scene poeti come Ruzante e Pietro Aretino.

Ne Il visitatore ne presentiamo una di nostra invenzione, la “Compagnia della Malora”, e proprio da queste tradizionali feste carnevalesche e ribelli prende vita il nostro soggetto di teatro musicale, con il quale abbiamo voluto osare presentando una “tradizione” veneziana da noi ideata: quella dell'incoronazione del re del Carnevale!

Non del tutto originata nella fantasia è però la nostra scelta: oltre che nella tradizione letteraria (Victor Hugo in Notre Dame de Paris ne da cronaca romanzata nelle scene iniziali che vedono coinvolto il gobbo Quasimodo alla “gogna mediatica” del popolo parigino) se ne ritrova tutt'ora la presenza in molte tradizioni paesane d'Italia tramite la scelta tra i popolani del signore dei divertimenti, fino ad arrivare ai Re del Maggio europei (esempio tra tutti: l'incoronazione a Praga nel 1965 del poeta della beat generationAllen Ginsberg) che avevano scopo di mettere al potere la voglia di rinascita e rivoluzione da un mondo vecchio a uno nuovo, ben rappresentato metaforicamente dal passaggio ciclico e perpetuamente rinnovato della stagione invernale in primavera.

Di questa “voglia di rinascita” se ne ritrova traccia anche nella storia de Ilvisitatore: i comici, i cantanti e l'orchestra che vedrete in scena racconteranno una favola presente in tutte le tradizioni del mondo, quella di un vecchio re che deve lasciare il suo regno a forze giovani. Ad ascoltarla e viverla insieme a voi ci sarà però anche un ospite particolare, William Shakespeare, che proprio su questa storia della tradizione favolistica impernierà uno dei suoi capolavori: il King Lear.

Raccontandovi dell'ispirazione che il bardo inglese prende dal racconto dei comici dell'arte che vedrete tra poco in scena non facciamo scortesia alla storia del Teatro, tutt'altro: nelle opere di Shakespeare sono presente moltissimi rimandi ai canoni della Commedia dell'Arte italiana, e molta sua drammaturgia attua e sviluppa ampi tratti dei canovacci che i comici erano soliti usare per incantare il pubblico di mezzo mondo dopo la loro diaspora dall'Italia nel XVI° secolo trovando rifugio nelle diverse corti europee.

Troverete molti pensieri e parole di Shakespeare nascere proprio davanti ai vostri occhi e orecchie, parole che diventeranno immortali, e di cui noi ci siamo immaginati la genesi. Il tutto grazie al coraggio e la ribellione al doge da parte di un capocomico, che decide di fare di uno straniero il “re” della propria città.

E in una Venezia contemporanea, attanagliata dallo spopolamento e dalle lotte per la sua salvaguardia, questa nostra storia si colloca come metafora e auspicio nell'Arte e nella Cultura come possibili regnanti del nostro Futuro.

Marco Gnaccolini


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