| La favola del figlio cambiato
con
note di regia
note sullo spettacolo
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liberamente ispirato alle novelle di Luigi Pirandello
regia
e drammaturgia di Michele Modesto Casarin
con:
Elisa Andreani
Marta Dalla
Via
Debora Serravalle
Aiuto regia: Manuela Massimi
Maschere: Carlo Setti
Movimento: Elisa Canessa e Francesco Manenti
Sculture: Pietro Chiarenza
Ideazione costumi: Licia Lucchese
Realizzazione costumii: Caterina Volpato
note di regia
Tre donne: una sposa, una madre, una strega.
Tre colori: bianco, nero, rosso.
Tre linguaggi: corpo, voce, maschera.
Tre racconti che attingono all'opera di uno dei drammaturghi più importanti del nostro teatro: Luigi Pirandello.
Una sfida non facile che parte soprattutto dalla necessità di dare nuove forme alle novelle di questo autore, proponendole con una messa in scena che mescola teatro di maschera, teatro di narrazione, drammaturgia dello spazio.
Cuore del lavoro e' "La favola del figlio cambiato", scritta da Pirandello in forma narrativa ma anche rappresentata nel 1934 in forma musicale su spartito di G.F.Malipiero.
La trama semplice ma viva, carica di suggestioni che attingono a piene mani dalla tradizione popolare,ci restitusce un Pirandello che torna alle credenze della sua Sicilia, scorgendo al di là delle grossolane superstizioni, i segni di una profonda umanità.
Un'origine da cui anche il nostro percorso ha inizio, nutrendosi della cultura tradizionale fatta di luoghi, lingue, colori, musiche, corpi.
E' un labirinto in cui si dipanano tre figure femminili: le donne di Pirandello, rappresentate spesso nella loro ancestralità, coraggiosamente ancorate alla vita, nascoste talvolta dietro una maschera.
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note sullo spettacolo
La favola e le forme della narrazione popolare ad essa affini (il mito, la saga e la leggenda) hanno subito un forte declino con l’avvento ed il radicarsi della cultura razionale e scientifica proprie della modernità. La ragione di questo affievolirsi della cultura popolare e della trasmissione orale ad essa legata è da imputarsi alla sostituzione del pensiero scientifico a quello tradizionale nelle spiegazioni delle "cose del mondo".
Un tempo, infatti, miti, fiabe e leggende facevano parte integrante di un modo di pensare e di una visione del mondo. Costituivano spesso una maniera poetica per dare spiegazione a fenomeni che conoscenze scientifiche lacunose non riuscivano a motivare.
"Che era mai la Via Lattea nel cielo notturno? Nessuno lo sapeva; nessuno aveva mai ipotizzato l’esistenza delle galassie, né si conosceva la vera struttura del cielo. Così qualcuno inventò la favola di Fetonte. (…)" (Carlo Sgorlon).
Il nostro progetto vuole ridare uno spazio importante alla favola e alla sua narrazione, utilizzando come strumenti la voce (canto e parola), il corpo (la danza ed il gesto) e la maschera, strumento legato nella sua genesi al mito ed alla leggenda.
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