L'ULTIMA CASA


personaggi ed interpreti

note dell'autore

note di regia

GUARDA IL VIDEO PROMO

 

Testo originale di Tiziano Scarpa
Musiche originali di Andrea Mazzacavallo
Regia di Michele Modesto Casarin


personaggi ed interpreti:

Lucio, muratore italiano Federico Scridel
Ahmed, muratore nordafricano Roberto Serpi
Ivo Metzler, vecchio architetto paralitico & Un uomo Michele Modesto Casarin
Irina, giovane badante dell’est europeo & Lo zombie Marta Dalla Via
Aba, giovane donna & Ginevra, vecchia vedova Manuela Massimi

Scene e costumi Licia Lucchese
Maschere Stefano Perocco di Meduna
Realizzazione scene Roberto Rossetto
Realizzazione costumi Caterina Volpato, Benito Sposato
Attrezzeria Romeo Gava, Stefania Tosi
Coreografie Patrizia Aricò
Disegno luci Filippo Caselli
Datore luci Roberto Rossetto
Fonico Paolo Battistel
Assistenti realizzazione costumi Marianna Fernetich, Sonia Marianni
Responsabile di produzione Jessica Valli


Una produzione:
Pantakin da Venezia
Regione del Veneto
Città di Venezia - Direzione Beni, Attività e Produzioni Culturali
La Biennale di Venezia



note dell'autore

Il testo de L’ultima casa deriva da una mia rilettura complessiva dell’opera di Goldoni. Non è una riscrittura, non è un adattamento, non si adagia su sequenze drammaturgiche già collaudate: è una creazione del tutto nuova, completamente originale.
Il titolo si riferisce idealmente a La casa nova, commedia del 1761. Carlo Goldoni vi metteva in scena un trasloco che fa andare in crisi i rapporti famigliari. La casa goldoniana non è soltanto un’abitazione, ma un luogo dove ciascuno occupa una gerarchia, sia dentro la famiglia che fuori. Si distribuiscono le stanze a moglie e sorella per soddisfarne la vanità; si ostenta agiatezza con gli ospiti, a costo di rovinarsi per l’arredamento; si rinnega lo stile di vita sobrio dei padri.
La mia Ultima casa è quella del ricovero definitivo: il cimitero. Come e più che nel testo goldoniano, si vedranno muratori e maestranze, architetti visionari o conservatori, padri e figli in lotta su diverse concezioni della vita e della morte. I vari visitatori dei defunti e i candidati inquilini di questa dimora estrema proiettano nella loro futura tomba (e in quella degli altri) esistenze mancate o troppo esuberanti.

torna su

note di regia

Grazie alla collaborazione con Tiziano Scarpa, Pantakin, per la prima volta, si cimenta con un testo di nuova drammaturgia.
L’allestimento de L’ultima casa intende avvicinare alla contemporaneità il linguaggio scenico peculiare al teatro di maschera, proseguendo nel percorso di ricerca che ha contraddistinto l’attività della compagnia dalla fondazione ad oggi.
Gli interpreti indosseranno, in luogo delle tradizionali mezze maschere di cuoio della commedia dell’arte, maschere intere realizzate in tessuto. Conseguentemente la recitazione abbandonerà i modi farseschi per avvicinarsi al “teatro-verità” pur mantenendo dei “tipi fissi” (il vecchio architetto, la giovane innamorata, il muratore straniero, etc.), con l’intento di realizzare uno spettacolo che trovi in questa giustapposizione il proprio punto di forza.
Lo spazio scenico è rappresentazione di un cimitero: una struttura-griglia funge da colombario simbolico su cui sono sospesi pochi fiori e qualche foto, su cui sono scritti nomi e cognomi. Attraverso questo filtro lo spettatore assisterà allo svolgersi delle azioni.
I costumi sostengono la tipizzazione dei personaggi attraverso un precisa definizione delle loro caratteristiche fisiche (il giovane alto e obeso, la badante procace e infelice, la giovane bambolona, il vecchio rugoso, il giovane ingobbito, etc.).
La scelta del bianco e nero, su cui spiccano solo rare zone di colore contribuisce all’essenzialità dell’allestimento che tende a lasciare il massimo spazio al testo, pur presentando elementi di definizione spazio-temporali.

torna su


VIDEO PROMO
L'ULTIMA CASA



http://it.youtube.com/watch?v=6Uml2qVUD-4

torna su








foto di Lara Peviani

altre foto nella sezione MULTIMEDIA