La Moscheta

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appunti di regia

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di Angelo Beolco detto Ruzzante
Regia di Virgilio Zernitz

personaggi e interpreti
Ruzzante Stefano Rota
Betìa, moglie di Ruzzante Sandra Mangini
Menato Melchiorre Gobbi
Tonin, soldato bergamasco Giorgio Branca
Una donna, Linda Bobbo


Scene Francesco Ghisu
Costumi Francesca Mescolini
Realizzazione scene Decorpan
Realizzazione costumi Alhena
Disegno luci Alessandro Scarpa
Datore luci Tommaso Trivellato

la trama
Menato arriva dalla campagna alla periferia di Padova perché non riesce a dimenticare la sua storia d'amore con Betìa che nel frattempo è diventata moglie di Ruzzante.
Servendosi dell'ingenuità di Ruzzante lo convince a travestirsi da forestiero e a parlare in lingua "moscheta" o fiorentinesca per tentare la fedeltà della moglie.
Per ripicca dell'imbroglio, Betìa decide di cedere alle proposte sessuali di Tonin, soldato bergamasco di passaggio in città. Ruzzante, dopo un'impennata d'orgoglio maritale, finirà come si suol dire, cornuto e bastonato.

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appunti di regia
"La Moscheta" è considerata con "La Mandragola" di Machiavelli uno dei due massimi testi teatrali del Cinquecento.
La vicenda de "La Moscheta" gira intorno alla figura di Betia, con la quale si trovano implicati eroticamente i tre uomini che con Betia formano un quartetto di personaggi diversi ma uniti tra loro. Betia, Ruzante, Menato e Tonin sono uniti dal destino teatrale, che li ha sistemati, attraverso il loro grande autore, in un mondo piccolo qual'è un sobborgo di periferia a Padova, ma che diventa sconfinato quando queste creature si confessano di fronte al pubblico e quando tra loro fingono, si tradiscono e anche si bastonano senza pietà.
Nella imminente realizzazione vorrei accentuare la funzione liberatoria della espressività ruzzantiana che accomuna attori e pubblico soprattutto nei monologhi che mettono a nudo senza pudore le passioni, gli amori, le cattiverie che animano i protagonisti.
La commedia è ricca di situazioni comiche, ci proponiamo di sfruttarle senza togliere le ansie, le disperazioni, la solitudine che avvolgono questi magnifici quattro.

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il regista
Virgilio Zernitz nasce a Venezia nel 1937 e dopo un periodo sperimentale negli anni cinquanta con Giovanni Poli (indimenticato fondatore del Teatro a l'Avogaria di Venezia) inizia l'attività teatrale poco più che ventenne al Teatro Stabile di Torino.
Da allora il suo lavoro di attore lo vede impegnato sulle scene nazionali in un vastissimo repertorio sotto la guida di registi quali Squarzina, Parenti, Calenda, Sciaccaluga, Proietti, Ronconi, ma soprattutto di Gianfranco de Bosio che per due volte lo ha diretto ne "La Moscheta" (Torino 1960- Milano 1971) e più tardi nella "Piovana" e nella "Betia" al teatro Romano di Verona decretando la riscoperta teatrale di Ruzzante in Italia e in Europa.

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rassegna stampa


Commedia Ricca Di Situazioni Farsesche Giocate Con Ritmo E Senza Alcun Cedimento
"[...] gli attori hanno saputo unire la felicità espressiva allo scrupolo testuale, per cui il risultato ha divertito assaissmo il pubblico, che non ha elemosinato gli applausi. [...] Non capita sovente di assistere aspettacoli ricavati dal dimenticato Angelo Beolco, vedendo rispettate sia la componente drammatica, sia quella comica. Alle prese con una commedia che non accusa mai un attimo di caduta, gli attori della formazione veneziana Pantakin hanno disegnato le maschere del trio più quella del soladto tonìn con un ritmo incalzante che ha registrato poche cadute di tono e libertà testuali."
Gian Antonio Cibotto, Il Gazzetino 17/08/00

L'Amore Bastonato Del Villano Ruzante
"La regia di Zernitz salva la lingua del Beolco ma l'ammorbidisce in alcuni passaggi, ma la commedia c'è tutta, con il suo impasto di idiomi ed esclamazioni."
Roberto Lamantea, La Nuova Venezia 18/08/00

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