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(…) Si accende così, tra acrobazie e giocolerie, l'elogio alla fantasia di Cirk”, lo spettacolo diretto dal regista olandese Ted Keijser per l'associazione culturale Pantakin, veneziana d'origine ma cosmopolita d'elezione, accampata nello spazio circolare del Teatro Studio. Con licenza di poesia, Keijser centellina i dialoghi dei cinque strepitosi interpreti affidando il racconto alla gestualità dei corpi, mentre ironizza sulla scelta animalista del nouveau cirque evocando l'esibizione di fantasmatiche fiere da domare. (…) La grazia sorniona di “Cirk” suggerisce che la precarietà può essere un'opportunità per inventarsi una tavola imbandita di risorse creative su cui abbozzare a braccio, come nella Commedia dell'Arte, uno spettacolo tenero e ironico che sa incantare festosamente il pubblico.
Valeria Crippa, Corriere della Sera – (Lombardia), 15/01/2010
(…) la compagnia veneziana Pantakin s'avvale della fresca, generosa fantasia del regista olandesa Ted Keijser. Settantacinque minuti di spettacolo dove lo spettatore è portato a osservare il piccolo universo di un povero, scalcinato circo di provincia da dove è sparito l'elefantino Bombo che ne è la piccola star. (…) Ma nulla è perduto. Si può sopravvivere e sfidare la cattiva sorte se si ha il coraggio e si ha il talento e dunque si può fare anche da soli. Da soli, fino al ritorno di Bombo, dando vita ad una serie di numeri dove l'abilità e l'immaginazione regnano sovrane. E i cinque bravissimi protagonisti di “Cirk” 8dierse le nazionalità ma una sola lingua, quella poetica del circo) a dimostrare che la felicità può esistere pur che si creda in essa.
Domenico Rigotti, Avvenire (Milano e Lombardia), 15/01/2010
(…) Il bello spettacolo di teatro-circo del veneziano Pantakin, (...) calorosamente applaudito dal pubblico, sta tutto qui: nell'intervallo poetico tra l'inizio di qualcosa e l'attesa che il qualcosa si compia. (…) Pare debba iniziare lo spettacolo, ma mancano i mezzi; pare dunque che lo spettacolo debba fallire, ma poi la scena si accende, inventiva e sorprendente. Questo è l'incontro tra il teatro e il circo, sul comune terreno della clownerie: un spazio aperto in cui la comicità fisica e visuale si sposa al mimo, l'acrobatica, la giocoleria, persino un pizzico di prestidigitazione. Ma “Cirk” - e qui sta l'assunzione del clown a suo elemento di struttura- non si basa sull'esibizione delle abilità degli artisti. Il gioco è più sottile, difficile (per loro) e toccante (per noi): tutto si fonda sull'ostentazione dell'imperizia, l'inadeguatezza, il vorrei-ma-non-posso. (…) Perché la vita si gioca anche su una capriola riuscita. Una risata strappata. Un elefante fatto di stracci.
Pier Giorgio Nosari, L'Eco di Bergamo, 11 Gennaio 2010
Un serio e approfondito lavoro di ricerca sul “Nuovo Circo”…. con un felicissimo esito spettacolare e con un pubblico equamente composto di piccoli e di grandi, ma dove questi ultimi apparivano anche più coinvolti ed entusiasti dei primi… La grazia dello spettacolo era tutta nella bravura e nelle abilità dei cinque attori e artisti circensi di diversa nazionalità (Italia, Belgio, Svizzera), e in quella dimensione teatrale di piccolo e invisibile circo che, con semplici ma efficaci dettagli, ci faceva vedere una “pista” da circo là dove venivano calpestate le tavole di quel magnifico palcoscenico. Giocolieri, clowns, ginnasti, equilibristi popolano quel piccolo mondo con una infinità di esibizioni, gag, sorprese improvvise, veloci trasformismi, un’allegria scatenata e scatenante che ha per basi le belle, accattivanti e funzionali musiche originali ideate da Andrea Mazzacavallo, che commentano e accompagnano le azioni di quegli straordinari attori come se fossero “sequenze” di una pellicola da film muto.”
Giuseppe Liotta - Il Giornale di Sicilia – Gennaio 2009
“… Un’avventura che vede gli interpreti mettersi in gioco con tutti se stessi in una sarabanda scandita dalle travolgenti musiche di Andrea Mazzacavallo… Uno spettacolo intenso che ci propone, fra l’altro, la rivisitazione di numeri circensi riusciti a metà, meravigliosamente costruiti nel segno di una voluta imperfezione di matrice teatrale, contaminando di salutare ironia un mondo come quello circense, dove è tollerata solo la comicità del clown.”
Giuseppe Barbanti – La Tribuna, 29/12/2008
“… Tanto basta perché, in questo spettacolo di fertili contaminazioni, al confine tra il teatro senza parole e la magia dei “numeri”, tre artisti circensi diventino un po’ anche personaggi attivi al fianco di due impagabili clown-attori… E così acquistano senso narrativo anche i “numeri” circensi… Ma poi, dopo tanto convulso succedersi di colpi di scena e incidenti, sul filo conduttore di un carosello di apparizioni, sparizioni e metamorfosi, la storia si chiude a cerchio là dove era iniziata… ma intanto ahimè, la meraviglia finisce, tra l’applauso incantato di piccini e grandi, rinati per un po’ bambini”.
Angela Felice – Il Gazzettino, 22/11/2008
“Dentro il tendone del circo si cela un universo magico e scoppiettante popolato di buffe creature capaci di stupire il mondo… Difficile sfuggire alla malia di “Cirk.” Il nuovo spettacolo prodotto da Pantakin Circo Teatro… Ogni corpo racconta mille altre storie, ogni clowneria schiude universi folli e bizzarri, ogni oggetto si trasfigura aprendosi in scherzo, malinconia gag o puro divertissement. Ed è qui che “Cirk” supera il confine del semplice spettacolo per bambini per trasformarsi in spettacolo “adulto” in grado di risvegliare l’immaginazione dello spettatore… “Cirk” regala un coraggioso sguardo su un mondo che, nonostante tutto, non vuole ancora abbandonare poesia e fantasia. Perché non c’è nulla di più potente della creatività umana”.
Chiara Pavan – Il Gazzettino, 30/12/2008
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L'ultima casa
testo di Tiziano Scarpa
regia di Michele Modesto Casarin
produzione 2008
scheda spettacolo |
GOLDONI E LA CRISI DELLA NOBILTA’
Omaggio di Pasqual al commediografo nel terzo centenario della nascita
"…Di notevole interesse gli spettacoli nati da riscritture di opere Goldoniane come il Feudatario di Letizia Russo e L’ultima casa di Tiziano Scarpa."
Corriere della Sera - 29 luglio 2007- Magda Poli
FINO ALL’ULTIMA META CON GLI IMMIGRATI DI SCARPA
Alla Biennale l’autore parte da un testo di Goldoni su un trasloco familiare per il suo spettacolo "L’ultima casa"
"Anche in L’ultima casa di Tiziano Scarpa la morte, la solitudine, la disperazione, l’impossibilità di amore e di solidarietà sono di casa. Scarpa in un testo forte e poetico, porta alle estreme conseguenze, la metafora dell’abitare rappresentando quella che è per tutti l’ultima meta. L’ultima casa, infatti, è il cimitero dove trovano la loro conclusione vite senza senso o un po’ folli, dove lavoratori stranieri costringono tutti ad un ripensamento e le diverse religioni sono costrette a dialogare tra di loro…"
L’Unità - 6 agosto 2007- Maria Grazia Gregori
GOLDONI HAPPENING
"Ha cambiato anche il titolo Tiziano Scarpa autore di una farsa macabra che il regista Michele Modesto Casarin ha confezionato con un omaggio a Benno Besson e alle sue maschere."
L’Espresso - 23 agosto 2007- Rita Cirio
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Il Corvo, favola in maschera
regia e drammaturgia
Michele Modesto Casarin
produzione 2006
scheda spettacolo
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"…il lavoro adattato e diretto da Michele Modesto Casarin è una magia equilibrata tra commedia dell’arte e elementi classici. Lavoro in cui il teatro si riappropria della sua qualità di incanto e dell’arte della bottega senza ricorrere ad apparati scenici e soluzioni che a volte soffocano lo spettacolo e nient’altro. Materiali poveri (bellissimo il destriero di legno e stoffa) scene semplici con cambi a vista, nebbie e luci oniriche, le belle maschere, l’uso attento del palco e della lingua si fondono a canzoni, filastrocche,siparietti comici. Farsa e dramma, i 90 minuti di spettacolo volano via lievi."
Il Messaggero - 13 ottobre 2006 - Claudia Gentili
"…il risultato della sua operazione ha divertito gli spettatori dall’inizio alla fine; e al riaccendersi delle luci non hanno lesinato gli applausi agli interpreti… Applausi che hanno festeggiato “uno spettacolo giovane e sognante, un allestimento che unisce l’essenza e il gioco della maschera con le conoscenze di una compagnia attiva ormai da undici anni nell’ambito della commedia dell’arte."
Il Gazzettino - 29 luglio 2006 - G.A. Cibotto
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Arlecchino/Don Giovanni
regia e drammaturgia
Roberto Cuppone e Michele M. Casarin
produzione 2006
scheda dello spettacolo
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"Fa rivivere la tradizione della Commedia dell’Arte con rigore filologico, ma anche con bella vitalità la Compagnia Pantakin…Solo quattro attori capeggiati dall’ottimo Michele Modesto Casarin per una spassosa girandola di lazzi, dialetti e personaggi che sfiora il virtuosismo."
La Repubblica - 26 gennaio 2007 - Simona Spaventa
Un mix azzeccato di ricostruzioni filologicamente corrette e invenzioni à la Commedia dell’Arte , questo Arlecchino/Don Giovanni presentato dalla Compagnia Pantakin di Venezia… Il “tavolo palco” diventa scenario ideale per una girandola di maschere, una babele di dialetti, una serie di virtuosismi e prove d’attore quando i quattro comici si calano nei panni di dodici personaggi, e tutto con un ritmo incalzante degno di un meccanismo a orologeria. Basterebbe… ma c’è dell’altro! Tra gli ingredienti farseschi e drammatici presenti nella storia del grande seduttore fanno capolino la vivacità delle battute, la godibilità del lazzi e un inesauribile e in sospettabile gioco dell’improvviso. A rendere acora più credibile e prezioso il lavoro dei Pantakin contribuiscono i costumi e le maschere realizzate da uno dei più prestigiosi mascherai italiani, Stefano Perocco di Meduna.
Hystrio - aprile 2007 - Enrico Serravalle
"La riscrittura è efficace perché dona a tutti i personaggi una connotazione linguistica marcata e non li riduce a sterili macchiette o li offende con gratuite volgarità, Arlecchino orchestra la scena senza mai cadere nel triviale, e di questi tempi è una riconquista non da poco. E poi la musica in scena, marchio distintivo dei Pantakin a commentare la vicenda, spezza con garbo il racconto, e la scenografia lineare con un grande tavolo palcoscenico e una tenda/vela/tovaglia a fare da sfondo e da quinta. Molto bravi tutti i quattro attori che hanno interpretato tredici personaggi…"
www.nonsolocinema.it - Sebastiano Bollato
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“...una miscela di antico e moderno con esiti esilaranti...rimane la drammaticità di fondo, resa palpabile dallo Shylock qui ridotto in carrozzella da invalido...ma tutto il gioco di mascheramento che gli gira intorno è una delizia estrema "
Il Gazzettino - 20 agosto 2005 - P. Zanotto
"...uno spettacolo in cui la cifra dell'ironia, che diventa sarcasmo, grazie alle battute inserite dai comici, prende spessore e spazio man mano che ci si addentra in una costruzione drammaturgica attentissima ai tempi e al ritmo"
La Nuova Venezia - 20 agosto 2005 - G. Barbanti
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“ ...un allestimento che ha il suo punto di forza nell’attorialità, veramente a tutto tondo, delle tre bravissime interpreti: oltre a suonare dal vivo, cantano, danzano, si misurano con una recitazione in maschera nuova e impegnativa perché travalica la tradizionale Commedia dell’Arte…i mezzi espressivi impiegati dalle interpreti si rivelano quanto di più felice per il recupero dell’opera del grande drammaturgo siciliano”
La Nuova Venezia - 11 Aprile 2005- G. Barbanti
“Un lavoro di sfida raffinatissimo e carico di significati allegorici …per il quale il regista ha affidato a tre soleinterpreti il delicato arduo compito, raggiunto in prodigiosa simbiosi, di dar vita a quindici personaggi diversi… Teatro al femminile, a sostanziare i diversi ruoli riservati da Madre Natura alla donna: sposa, madre, anche strega ma in senso positivo.”
Il Gazzettino - 10 Aprile 2005 - P. Zanotto
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“C’era comprensibile attesa per la nuova produzione teatrale siglata Pantakin andata in scena con un’accoglienza a dir poco festosa…Ovvio che Casarin ci avrebbe consegnato un intreccio da Commedia dell’Arte…volgendo in grottesco ogni azione e aprendola a intenzionali citazioni colte. Dallo Shakespeare di Amleto all’intromissione del Coro funesto della classica tragedia greca…In un melange recitativo burlesco sempre sopra le righe che vede sommarsi la Commedia dell’Arte al mélo romantico e alla tragedia totale…E dalla platea risate a scoppio”
Il Gazzettino - 20 Agosto 2004 - P. Zanotto
“La vitalità del teatro italiano contemporaneo passa anche attraverso un’originale rivisitazione della Commedia dell’Arte…La vicenda non si discosta dalle trame dei canovacci lasciatici dai comici del XVII secolo, alternando, secondo un metodo ormai ben collaudato, momenti tragici di forte impatto emotivo a scene in cui si ride di gusto…Ma il tutto è calato nell’opprimente contesto dell’isola del Lazzaretto, su cui aleggiano, nonostante i guizzi dei cinque interpreti, le paure ancestrali del’umanità, legate al contagio, al timore delle malattie infttive e alla morte…Calorosamente applauditi gli attori.”
La nuova Venezia - 20 Agosto 2004 - G. Barbanti
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“ Commedia dell’Arte e satira storico-politica, maschere e acrobazie, giochi di fuoco e denuncia morale. Quello che il pubblico può gustare è un mix brillante capace di regalare fragorose risate - quando il registro rimane sul comico puro -, ma anche suggestioni poetiche mentre le luci accarezzano il corpo di un’acrobata sinuosa sospesa a quattro metri d’altezza. Meritati gli applausi prolungati ai quattro interpreti.”
Il Gazzettino- 24 Agosto 2003- G.B. Marchetto
“..significative e interessanti innovazioni sulla rilettura della Commedia dell’Arte proposta dalla Compagnia Pantakin…la più interessante novità del Principe Moro è data appunto, nel consueto concitato fluire di eventi, dalle pause offerte dalla giocoleria, dall’acrobatica e da un accenno di teatro danza…L’allestimento è molto impegnativo per gli interpreti, tutti alle prese con almeno due personaggi, ma, capitanati da Casarin, i giovani interpreti sono una certezza per il futuro del gruppo visto l’eclettismo con cui passano da un personaggio all’altro.”
La Nuova Venezia- 24 Agosto 2003- G. Barbanti
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Visioni
regia di Marcello Chiarenza
produzione: 2000
scheda dello spettacolo
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Biennale, Il Teatro Diventa Un Circo
"I francesi l'hanno semplicemente battezzato "nouveau cirque",
nuovo circo. Un incrocio di linguaggi e discipline artistiche (circo,
teatro, danza, mimo, musica) legati da un filo conduttore, di volta in
volta diverso, che danno vita ad una inedita e originale forma di spettacolo
di difficile definizione. [...[ Nella rassegna "Acrobati, Attori,
Artisti"... la produzione di uno spettacolo-laboratorio di "nuovo
circo italiano" (la prima in assoluto per il nostro paese). [...
] Ma la sorpresa forse più bella viene dall'unico spettacolo italiano,
Visioni... Un sogno fiabesco tra elfi e fate, uccelli e farfalle,
acrobati e funamboli, laghi e serpenti di fuoco."
Roberto Bianchin, La Repubblica 22/09/00
Spettacoli E Incontri Di Un Circo Rinnovato
"[...] Tutta un'altra aria si è potuta respirare - e siamo
sodisfatti di poterlo dire di uno spettacolo interamente italiano - in
"Visioni", creazione spuria nel senso più nobile del
termine... Tra personaggi fantastici, prodigi e virtuosismi del corpo,
suggestive macchine perfettamente integrate...prendeva vita una fantasia
silvestre riccadi connotati realmente popolari e coinvolgenti."
Francesco Mocellin, Il Giornale dello Spettacolo settembre 2000
Visioni Di Nuovo Circo
"...Se il titolo sembrava enfatizzare quasi la casualità,
il senso di tentativo senza pretese, il risultato più che un semplice
cantiere è sembrato un un prodotto veramente completo...Il grande
pregio è che non si voleva "raccontare una storia" servendosi
del circo. Al contrario, "Visioni", quasi seguendo la lezione
teatrale di Peter Brook, si è spogliato il tutto con l'arma più
potente dell'arte, la semplicità."
Raffaele de Ritis, Circo ottobre 2000
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La Moscheta
regia di Virgilio Zernitz
produzione: 2000
scheda dello spettacolo
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Commedia Ricca Di Situazioni Farsesche Giocate Con Ritmo E Senza Alcun
Cedimento
"[...] gli attori hanno saputo unire la felicità espressiva
allo scrupolo testuale, per cui il risultato ha divertito assaissmo il
pubblico, che non ha elemosinato gli applausi. [...] Non capita sovente
di assistere aspettacoli ricavati dal dimenticato Angelo Beolco, vedendo
rispettate sia la componente drammatica, sia quella comica. Alle prese
con una commedia che non accusa mai un attimo di caduta, gli attori della
formazione veneziana Pantakin hanno disegnato le maschere del trio più
quella del soladto tonìn con un ritmo incalzante che ha registrato
poche cadute di tono e libertà testuali."
Gian Antonio Cibotto, Il Gazzetino 17/08/00
L'Amore Bastonato Del Villano Ruzante
"La regia di Zernitz salva la lingua del Beolco ma l'ammorbidisce
in alcuni passaggi, ma la commedia c'è tutta, con il suo impasto
di idiomi ed esclamazioni."
Roberto Lamantea, La Nuova Venezia 18/08/00
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La Cameriera Brillante
regia di Stefano Pagin
produzione: 2000
scheda dello spettacolo
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Un Goldoni Scoppiettante Conquista Campo Pisani
"Un Goldoni scoppiettante. E' il primo degli aggettivi che si
può spendere per "La Cameriera Brillante". [...] Il tutto
collocato dal regista Stefano Pagin, sottolineato da improvvise invadenze
di motivi vivaldiani e con la complicità dei curiosi costumi di
Fiamma Benvignati, in un tempo imprecisato di sottolineature postmoderne."
Piero Zanotto, Il Gazzettino di Venezia 25/08/00
Tanti Applausi Per "La Cameriera Brillante"
"La regia, accuratissima per tutto l'arco dello spettacolo, nella
coerente costruzione dei di personaggi e maschere e nello studio dei movimenti,
svela appena il suo taglio innovativo: le musiche di A. Vivaldi divengono
un tutt'uno con il materiale drammaturgico, in una singolare quanto affascinante
osmosi."
Giuseppe Barbanti, La Nuova Venezia 25/08/00
Se Le Maschere Vogliono Diventare Personaggi
"[...] l'allestimento curato da Stefano Pagin, oltre a divertire,
come hanno lasciato intendere gli applausi degli spettatori, ha offerto
un achiara immagine della transizione vissuta dalle maschere nel tentativo
di divenire personaggi. [...] Allestita, come si è detto non senz
bravura, "La Cameriera Brillante è divenuta un evento scenico
divertente, spassoso, interpretato assai bene [...]"
Gian Antonio Cibotto, Il Gazzettino 25/08/00
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La Filosofia dell'Amore
ovvero Li Tre Becchi
regia di Alessandro Bressanello
produzione: 1999
scheda dello spettacolo
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La Grande Filosofia Della Vera Infedelta'
".. tratto da un canovaccio del diciassettesimo secolo, aggiornato però
da battute e risvolti attuali, che ne fanno per il pubblico una sorta
di divertimento dall'inizio alla fine, sia per l'abilità dei vari interpreti,
sia più ancora per la sapienza registica di Alessandro Bressanello, che
continua ad inventare spettacoli…. con esiti sorprendenti per finezza
e vivacità. …due tempi dall'inesauribile carica inventiva per un divertimento
sgolato e spassoso…"
G.A. Cibotto, Il Gazzettino 9/11/1999
Commedia Dell'Arte In Campo Pisani
"Uno spettacolo di Commedia dell'Arte, che, al di là della policroma e
funzionale scenografia e degli eleganti costumi d'epoca, strizza l'occhio
al pubblico dei nostri giorni portandone in scena vizi privati e pubblici.
….un allestimento percorso da risate ora squillanti ora ironiche all'insegna
di quel moto che è un po' da sempre la filosofia del teatro. "col sorriso
castiga i costumi"."
G. Barbanti, La Nuova Venezia 29/08/1999
La Commedia Dell'Arte Ha Deliziato Il Pubblico All'Apertura Del Festival
"La Commedia dell'Arte è tornata a trionfare al Festival del Teatro Classico
di Almagro."
Lanza, 10/07/1999
La Commedia Dell'Arte Si E' Impadronita Con "Lo Scandalo" Del Corral
De Comedia De Almagro
"… La compagnia Pantakin da Venezia cattura il pubblico del Corral…. Le
invenzioni teatrali realizzate espressamente per lo spazio del Corral
hanno fatto si che la rappresentazione risultasse divertente, agile e
gustosa."
M. Martin, La Tribuna De Ciudad Real 10/07/1999
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Labirintomare
regia di Marcello Chiarenza
produzione: 1998
scheda dello spettacolo
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Magie Nel Labirinto Del Mare
" Metti un a sera... sull'isola del Forte Sant'Andrea. E' la proposta
di "Labirintomare", un'operazione a metà strada fra l'evento e lo spettacolo
teatrale..."Labirintomare" presenta tutti gli elementi di un'interessante
operazione, a cavallo fra ricerca e sperimentazione teatrale."
Giuseppe Barbanti, La Nuova Venezia 20/9/1998
Fantasmi Sull' Isola Di Sant'Andrea Fra Gioco E Poesia
"Solo duecento persone a sera possono assistere alla magia di "Labirinto
Mare", uno spettacolo che è poesia ed immaginazione, gioco e fuga...una
vera e propria chicca..."
Francesca Chemollo, Il Gazzettino Di Venezia 20/9/1998
Teatro D'Acqua, Terra E Lanterne
"Forte di Sant'Andrea: il successo vuole la replica...Quando la Compagnia
spoglierà il Forte delle costruzioni in legno, della piccola rete da pesca
con i fondi di vetro che brilla, delle torce che illuminano il cammino
lungo l'isola, a Sant'Andrea saranno sbarcate quasi 1.200 persone in cinque
serate..."
Macri Puricelli, La Nuova Venezia 24/9/1998
Un Palcoscenico Nel "Labirintomare"
"Uno spettacolo indimenticabile. In un'isola, quella di Sant'Andrea, che
in nulla ricorda Venezia, su un palcoscenico di ghiaia e mura di fortezza,
come sipario la via Lattea. "Labirintomare" …è un magico gioco di candele,
lampadine che come lucciole si accendono nelle mani degli attori, di velieri
e di scale di piccoli rami.
Francesca Chemollo, Il Gazzettino Di Venezia 24/6/1999
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Terra di Desideri
Regia di Sandra Mangini con la collaborazione di Giovanni Fusetti
produzione: 1996
scheda dello spettacolo
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Le Nobili Gesta Di Orlando, Ora Epiche, Ora Comiche
"Terra di Desideri è stata la seconda sorpresa della rassegna Teatro in
Campo a Venezia....quello stupendo omaggio dell'Ariosto alla Corte degli
Estensi viene ad essere, ora, modello teatrale ispirato all'estrosità
delle correnti d'avanguardia, cui i preparati Giorgia Penzo, Michele Casarin
e Melchiorre Gobbi danno esemplare interpretazione..."
Giovanni Pagan, Gente Veneta 13/9/1997
Terra Di Desideri Sognando L'Ariosto
"Uno scroscio di applausi come garanzia di successo per la compagnia Pantakin
da Venezia...particolarmente applauditi i brani che hanno messo in luce
le capacità comiche dei singoli attori, dotati di grande energia e capacità
mimiche..."
Martina Galuppo, Il Gazzettino Di Venezia 4/9/1997
Orlando Furioso, Voce E Immagine Dei Sogni
"L'aspetto più interessante nasce proprio dall'incontro fra una narrazione
che pur nell'ambito dell'immaginario rispetta i canoni della logica: la
funzione della ricerca, ovvero intenzione e sforzo di coinvolgere lo spettatore
in maniera diversa dal teatro di tradizione, emerge in tutta la sua forza..."
Giuseppe Barbanti, La Nuova Venezia 28/12/1996
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Il Trionfo di Zanni
regia di Carlo Boso e Giorgio Bertan
produzione: 1995
scheda dello spettacolo
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Il Trionfo Di Zanni In Nome Dell'Amore
"...un gruppo straordinariamente affiatato. Un meccanismo di rara efficacia
e travolgente energia, costruito come un merletto a trama fitta....un
movimento spettacolare scintillante e lievissimo, capace di mantenere
intatto il sapore antico dello spettacolo di piazza."
Maurizia Veladiano, Il Giornale Di Vicenza 24/3/1997
Il Festival Di Santarcangelo Verso Un Teatro Popolare
"..non si può non citare "Il Trionfo di Zanni", spettacolo liberamente
ispirato ai canovacci di Commedia dell'Arte, adeguatamente attualizzati,
che è riuscito a coinvolgere non solo gli addetti ai lavori, ribadendo
l'universalità del linguaggio teatrale come veicolo di comunicazione."
Nicola Arrigoni, Sipario Settembre 1996
Traversie Di Un Garzone
"Uno spettacolo che non rimane mai chiuso nel meccanismo delle sue seppur
movimentate avventure, calate in un fumoso cinquecento, ma che ammicca
di frequente al mondo scontato del cinema contemporaneo e alla cronaca
di fine novecento con freddure e sagaci giochi di parole."
Elena Pouschè, Il Gazzettino Febbraio 2000
Il Trionfo Di Zanni
"Non abbiamo mai visto qui a Nicosia, una così dinamica e propositiva
energia teatrale, inarrestabile. La mimica in gruppo è fantastica, singolarmente
fenomenale....splendidi fuochi d'artificio nelle voci e nei corpi che
non hanno mai lasciato il pubblico un momento..."
The Cyprus Weekly Giugno 1998
Il Trionfo Di Zanni Al Teatro Di Beyruth
"Zanni ha veramente trionfato al Teatro di Beyruth. Sia che gli attori
si esprimano in Italiano o Francese, Spagnolo o Napoletano - ci hanno
pure regalato una frase in Libanese - gli spettatori scoppiano dal ridere...Il
contatto col pubblico resta l'elemento essenziale di questo spettacolo"
La Revue Du Liban Dicembre 1996
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